L’amministrazione Trump non riesce a sopprimere i video di deposizione virale del DOGE

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Il tentativo dell’amministrazione Trump di rimuovere i video delle deposizioni di ex funzionari governativi disponibili al pubblico è fallito, poiché Internet ha già archiviato e ricaricato il contenuto. I video, originariamente ospitati da organizzazioni accademiche, sono diventati virali a causa delle rivelazioni su come sono stati determinati i tagli ai finanziamenti all’interno dell’agenzia DOGE, sollevando importanti interrogativi sui pregiudizi politici e sulla trasparenza.

Il filmato della deposizione virale

La scorsa settimana sono emerse online le deposizioni di due ex dipendenti DOGE, Justin Fox e Nate Cavanaugh. Queste registrazioni sono state ottenute come parte di una causa intentata dall’American Council of Learned Societies (ACLS), dall’American Historical Association (AHA) e dalla Modern Language Association (MLA), riguardante i tagli al National Endowment for the Humanities (NEH). Il filmato si è diffuso rapidamente dopo le clip che evidenziavano l’incapacità di Fox di definire DEI (Diversità, Equità e Inclusione) nonostante lo utilizzasse come giustificazione per i tagli ai finanziamenti.

Nello specifico, Fox ha ammesso che i programmi contrassegnati con termini come “Nero” o “LGBTQ+” sono stati presi di mira in modo sproporzionato, mentre identificatori simili per i gruppi maggioritari non lo sono stati. Dalle deposizioni è inoltre emerso che ChatGPT veniva utilizzato per automatizzare l’identificazione dei programmi di riduzione.

Intervento del governo e battaglia legale

L’amministrazione Trump si è mossa per sopprimere i video, citando problemi di sicurezza e sostenendo che la presa in giro online degli ex membri dello staff DOGE ha portato a molestie e minacce di morte. Un giudice federale, Colleen McMahon, si è schierato dalla parte del governo, ordinando all’ACLS, all’AHA e all’MLA di rimuovere le registrazioni.

Tuttavia, le organizzazioni accademiche hanno sostenuto che si trattava di una questione del Primo Emendamento, sottolineando l’interesse pubblico per la testimonianza di funzionari di alto rango. Il giudice ha respinto questa argomentazione, ma prima dell’esecuzione i video erano già stati ampiamente diffusi.

La risposta di Internet: archiviazione e distribuzione

Nonostante l’ordine del tribunale, le clip virali sono rimaste disponibili sulle piattaforme dei social media. Ancora più importante, gli archivisti di Internet e gli accaparratori di dati hanno rapidamente scaricato e ricaricato le deposizioni complete su siti come Internet Archive e tramite torrent su r/datahoarders di Reddit.

Internet ha dimostrato che, una volta diffuse le informazioni, la loro completa soppressione è quasi impossibile. Queste deposizioni sono ora permanentemente accessibili in molteplici forme.

Questo incidente sottolinea i limiti della censura nell’era digitale. Mentre le azioni legali possono rimuovere temporaneamente i contenuti dalle piattaforme centralizzate, l’archiviazione decentralizzata e la condivisione peer-to-peer garantiscono che i record rimangano accessibili a tempo indeterminato. Il tentativo di cancellare questi video alla fine è fallito, confermando che Internet ha già emesso il proprio verdetto in merito.

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