Una nuova indagine del Center for Countering Digital Hate (CCDH) rivela che Meta ha generato 14,3 milioni di dollari di entrate pubblicitarie da pubblicità fraudolente di Medicare nel 2025. Queste truffe, che prendevano di mira specificamente gli utenti di età pari o superiore a 65 anni, utilizzavano tattiche ingannevoli come false promesse di “benefici gratuiti”, deepfake di celebrità generati dall’intelligenza artificiale e scadenze di iscrizione fittizie.
Il rapporto evidenzia un fallimento critico nei protocolli di sicurezza di Meta, dimostrando che gli autori malintenzionati sono stati in grado di aggirare i sistemi di rilevamento e sfruttare l’infrastruttura pubblicitaria della piattaforma su vasta scala.
La portata dell’inganno
Il CCDH ha analizzato 90.000 annunci nella libreria di annunci di Meta collegati a 30 noti truffatori di Medicare. Questi annunci hanno generato l’incredibile cifra di 215 milioni di impressioni solo su Facebook. Questa portata è sei volte maggiore rispetto al totale combinato di tutti gli anni precedenti, indicando un aumento significativo nel volume e nella sofisticatezza di queste campagne.
Dal punto di vista geografico, le truffe erano concentrate negli stati con un’ampia popolazione anziana, principalmente Texas e Florida. I risultati suggeriscono che i truffatori non stanno solo aumentando la loro produzione, ma stanno anche perfezionando il loro targeting per massimizzare l’impatto sui dati demografici vulnerabili.
Un ciclo di rimozione e ricomparsa
Nonostante gli sforzi di Meta per rimuovere i contenuti dannosi, l’indagine ha rilevato che i meccanismi di applicazione della piattaforma erano spesso reattivi piuttosto che preventivi. In media, per ogni account truffatore sono stati rimossi 151 annunci da Meta. Tuttavia, questo processo di rimozione è arrivato troppo tardi per molti utenti:
- Prima di essere rimossi, questi annunci avevano già generato 72 milioni di impressioni.
- Gli annunci rimossi hanno fruttato a Meta circa 3,7 milioni di dollari.
- I truffatori hanno rapidamente sostituito gli account disattivati e rimosso gli annunci con copie quasi identiche, creando un ciclo persistente di frodi.
Questo modello solleva seri interrogativi sull’efficacia degli attuali strumenti di moderazione. Se i truffatori riuscissero a ricostruire sistematicamente la propria presenza dopo la rimozione, l’attuale modello di applicazione delle norme potrebbe non essere sufficiente a proteggere gli utenti.
La difesa di Meta e il contesto più ampio
In risposta ai risultati, il portavoce di Meta Andy Stone ha sottolineato l’impegno dell’azienda nella lotta alle frodi. “I truffatori sono criminali determinati che utilizzano tattiche sempre più sofisticate per frodare le persone ed eludere il rilevamento sulle nostre piattaforme e su Internet”, ha affermato Stone.
Meta ha evidenziato le sue misure proattive, sottolineando di aver rimosso oltre 159 milioni di annunci truffa nell’anno precedente, con il 92% rimosso prima che gli utenti li segnalassero. L’azienda ha inoltre indicato nuovi strumenti di protezione e partnership globali con le forze dell’ordine come prova dei suoi sforzi continui.
Tuttavia, il rapporto del CCDH è in linea con preoccupazioni più ampie riguardanti il rapporto di Meta con la pubblicità “ad alto rischio”. Una recente indagine di Reuters ha suggerito che Meta ha guadagnato circa 7 miliardi di dollari di entrate annuali da annunci truffa nel 2024. Documenti interni indicavano che la società prevedeva di generare il 10% delle sue entrate pubblicitarie totali – circa 16 miliardi di dollari – da annunci di truffe e beni vietati.
Il costo umano
Le implicazioni finanziarie per i consumatori sono gravi. Secondo la Federal Trade Commission (FTC), il 30% degli americani vittime di truffe finanziarie nel 2025 sono stati presi di mira sui social media, con conseguenti perdite di 2,1 miliardi di dollari. Per gli anziani, che spesso detengono risorse significative e potrebbero avere meno familiarità con le tattiche di frode digitale, queste perdite possono essere devastanti.
Il persistere di queste truffe ha portato anche ad azioni legali. Ad aprile è stata intentata un’azione legale collettiva contro Meta sulla base dell’indagine Reuters. La denuncia sostiene che Meta ha intenzionalmente addebitato tariffe più elevate agli inserzionisti “ad alto rischio” per massimizzare i profitti senza affrontare adeguatamente le segnalazioni di frode degli utenti o implementare strumenti efficaci per combattere le truffe.
“Queste accuse travisano la realtà del nostro lavoro e noi le combatteremo”, ha dichiarato Meta in risposta alla causa.
Conclusione
Il rapporto del CCDH sottolinea un divario significativo tra gli obiettivi di sicurezza dichiarati di Meta e le sue prestazioni effettive nella protezione degli utenti vulnerabili. Sebbene l’azienda affermi di combattere aggressivamente le frodi, la continua generazione di entrate milionarie derivanti dalle truffe di Medicare suggerisce che permangono problemi sistemici. Con l’intensificarsi del controllo normativo e delle sfide legali, Meta deve affrontare una pressione crescente per dimostrare che le sue misure di sicurezza non sono solo reattive, ma veramente efficaci nel prevenire danni.





















